Urano e Nettuno: la scienza moderna conferma gli antichi testi sumeri

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La scienza moderna conferma gli antichi testi sumeri

Quando la scienza arriva in ritardo e non chiede nemmeno il premesso prima di entrare nelle scoperte fatte dagli antichi Sumeri 6000 anni fa.

Un’era pioneristica di esplorazione planetaria giunse al culmine quando, nell’agosto del 1989, la sonda Voyager 2 si avvicinò a Nettuno, rimandando sulla Terra foto e dati utili alla ricerca.

La sonda, fornita di attrezzature scientifiche sofisticate e telecamere a regola d’arte, inviò pulsazioni molto flebili, che impiegarono più di 4 ore a raggiungere la Terra, anche viaggiando alla velocità alla luce.
Le pulsazioni vennero poi raccolte da “orecchie artificiali”, le antenne della rete del Deep Space Network della NASA, per essere poi tradotte in fotografie, mappe e altri dati.
Il programma Voyager era costituito da due sonde spaziali, Voyager 1 e Voyager 2, lanciate nel 1977 con l’obiettivo di studiare Giove e Saturno, sfruttando un allineamento planetario vantaggioso che si verificò in quegli anni. Venne notato però, un altro allineamento favorevole dei pianeti più esterni, e quindi venne deciso di estendere la missione.

Così Voyager 2 lasciò Saturno e proseguì il suo viaggio per esplorare Urano e Nettuno.
Fu così che, alla fine dell’agosto 1989, gli abitanti della Terra si ritrovarono incollati davanti allo schermo, emozionati dalle immagini che provenivano da Nettuno.
Nettuno, predissi, era di colore azzurro, ricoperto di acqua, con macchie che ricordavano una “vegetazione sommersa”.


I segnali inviati dal Voyager 2 non solo confermarono le mie previsioni, ma andarono oltre, rivelando un bel pianeta color acquamarina, avvolto da un’atmosfera di elio, idrogeno, e metano, spazzato da venti che soffiano a 200 km/h. Al di sotto di questa atmosfera vi sono macchie gigantesche e misteriose, il cui colore varia dal blu al verde al giallo. Le temperature sono al di sotto della soglia di congelamento, ma Nettuno emana calore che proviene dalle sue viscere.

Pur essendo un pianeta gassoso, esiste un nucleo roccioso sul quale “galleggia una fanghiglia di acqua ghiacciata”. Questa poltiglia funge da dinamo, creando un considerevole campo magnetico.

Nettuno

La sua luna più grande, Tritone, ha un moto retrogrado, che orbita in senso opposto rispetto a Nettuno. Il Voyager 2 rivelò che si trattava di una “luna blu”, colore che gli deriva dalla presenza di metano nell’atmosfera.

Alcune foto mostrano la presenza di una singolare e recente attività vulcanica: infatti Tritone non sputa dalle sue viscere lava, bensì getti di ghiaccio melmoso.

In passato su Tritone c’era acqua corrente, forse addirittura laghi. Tritone inoltre, può sputare dai suoi vulcani ancora attivi, non solo gas e acqua ghiacciata, ma anche “materia organica, composti carbonici che, a quanto pare, già ricoprono parti del corpo celeste stesso”. Gli astronomi non avevano spiegazioni per le “linee composte da solchi doppi” che corrono in rettilineo per centinaia di chilometri e che, in un paio di punti, si intersecano formando angoli che sembrano perfettamente retti, delimitando aree rettangolari.

Nettuno quindi, era davvero color verde acqua, composto in gran parte da acqua e macchie come di “vegetazione sommersa”. Gli scienziati della NASA ipotizzarono che le “macchie più scure con aloni brillanti” indicano l’esistenza di “pozze profonde di melma di natura organica”. 
Questa conferma delle mie affermazioni era frutto di un lungo ed accurato studio degli antichi testi sumeri, vecchi di millenni.

Sorvolando Urano invece, le prove raccolte da Voyager 2 dimostrarono che gli antichi conoscevano bene anche questo pianeta. Perchè Urano giace su un fianco come se fosse stato colpito da un altro corpo celeste? Perchè i suoi venti soffiano in direzione retrograda? Perchè la temperatura del versante nascosto al Sole è la stessa del versante esposto al Sole? Uno dei suoi satelliti, Miranda, ha dei tratti morfologici davvero insoliti. Sulla sua superficie infatti, un altopiano è delimitato da scarpate lunghe 160 chilometri, che formano un angolo retto. Su entrambi i lati di questo altopiano sembrano esserci strutture ellittiche, simili a quelli di un circuito con segni concentrici.

Urano

Ciò che sorprese di più delle immagini di Urano, fu il suo colore: verde-blu, completamente diverso da quelli degli altri pianeti noti. Il Voyager inoltre rilevò che Urano non era ricoperto da gas, come si era sempre pensato, ma da acqua. Anzi, da un vero e proprio oceano d’acqua. Sotto l’atmosfera si trova uno strato di oltre 9000 chilometri di acqua bollente, il quale circonda un nucleo di roccia fusa dove gli elementi radioattivi producono l’immenso calore interno.
I sumeri avevano chiamato Urano MASH.SIG, “Pianeta della fulgida vita verdeggiante”. Ciò dimostra che i testi sumeri, millenni fa, non solo erano già a conoscenza di Urano, ma lo avevano perfino descritto con precisione, sia nel colore che nella consistenza. In questi testi Urano veniva chiamato “Il Pianeta che è doppio”.

Infatti è talmente identico a Nettuno da sembrare il suo gemello. Entrambi i pianeti sono circondati da anelli, il loro asse di rotazione presenta un angolo di inclinazione insolito: 58° per Urano e 50° per Nettuno. Sono simili anche per la durata del giorno, 16/17 ore, e per la temperatura.

La scienza moderna ha solo confermato quello che gli antichi già sapevano. L’unica differenza è che la conoscenza sumera risale al 4000 a.C., mentre quella della NASA al 1989, ossia a quasi 6000 anni dopo

Come si dice? Meglio Tardi che mai…

A cura di Universo7p

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