Stephen Hawking nel suo ultimo studio prima di morire ha predetto la fine del mondo

La morte di Stephen Hawking ha lasciato un gran vuoto nel modo della fisica, ma ha anche lasciato molte domande dai suoi studi.  Il fisico, matematico e astrofisico britannico fra i più autorevoli e conosciuti fisici teorici al mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri  due settimane prima della morte ha presentato un documento di ricerca che prevede la fine del mondo e spiega come gli scienziati potrebbero rilevare le prove di un altro universo. Secondo il Sunday Times,l’ultimo lavoro di Stephen Hawking  mette in discussione un problema che aveva crucciato il professore per 35 anni. Nella sua teoria senza confini, ideata con James Hartle nel 1983, la coppia descrisse come la Terra fu lanciata all’esistenza durante il Big Bang. Ma la teoria prevedeva anche un multiverso, il che significa che il fenomeno era accompagnato da un certo numero di altri Big Bang che creavano universi separati.

Stephen Hawking nel suo ultimo studio prima di morire ha predetto la fine del mondo

Nel suo ultimo lavoro, Hawking e il signor Hertog – professore di psicologia teorica all’Università KU Leuven in Belgio – hanno esplorato come questi universi potrebbero essere trovati usando una sonda su un’astronave. Il documento – chiamato A Smooth Exit from Eternal Inflation – prevedeva anche come il nostro universo sarebbe svanito nel buio mentre le stelle esaurivano l’energia.

Hertog ha detto al Sunday Times: «È stato spesso nominato per il Nobel e avrebbe dovuto vincerlo. Ora non potrà mai. La teoria ha ottenuto feedback contrastanti dai colleghi, alcuni dei quali hanno chiesto perché Hawking abbia trovato interessanti le idee. Ma altri hanno suggerito che era ciò di cui la cosmologia aveva bisogno. Carlos Frenk, professore di cosmologia all’Università di Durham, ha convenuto che in precedenza era impossibile misurare altri universi. Ha detto: L’idea intrigante nel lavoro di Hawking è che [il multiverso] ha lasciato la sua impronta sulla radiazione di fondo che permea il nostro universo e potremmo misurarlo con un rivelatore su un’astronave. Frenk sostiene che la scoperta di altri universi potrebbe cambiare completamente la nostra percezione del nostro posto nel cosmo».

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