SOM 1.01: il Manuale Top Secret su UFO e Alieni (EBE) – Documento Majestic 12
Nel cuore di una delle più oscure trame della storia contemporanea, esiste un documento che da decenni fa discutere ufologi, ricercatori e appassionati di misteri: il SOM 1.01. Si tratta di un presunto manuale operativo classificato Top Secret/Majic, destinato esclusivamente a personale altamente autorizzato, redatto all’interno del super segreto programma Majestic 12 (MJ-12).
Secondo le fonti più accreditate, questo documento sarebbe il risultato diretto dello schianto UFO avvenuto nel 1947 nei pressi di Roswell, in New Mexico. A seguito di quel controverso incidente, il presidente Harry Truman avrebbe istituito un gruppo ristretto di scienziati e alti ufficiali con il compito di studiare a fondo il fenomeno UFO e, soprattutto, i suoi occupanti, definiti nel documento come Entità Biologiche Extraterrestri (EBE).
Il misterioso arrivo del microfilm
Tutto ha inizio nel dicembre del 1984, quando Jaimie Shandera, produttore televisivo, riceve per posta un pacchetto anonimo. All’interno: un microfilm da 35 mm in bianco e nero, contenente quelli che oggi sono conosciuti come i documenti del Majestic 12. Tra questi, spicca proprio il SOM 1.01, considerato da molti il più dettagliato e inquietante tra tutti.

Nel corso degli anni, parte del materiale è stato ottenuto grazie al Freedom of Information Act (FOIA), ma altri documenti continuano a rimanere sotto stretto riserbo, celati agli occhi del pubblico e protetti dai più alti livelli di segretezza governativa.
Un manuale tecnico per gestire UFO crash
Il SOM 1.01 è concepito come un vero e proprio manuale tecnico. Non si tratta di ipotesi o speculazioni: descrive in dettaglio le procedure operative da adottare in caso di incidente UFO, dalla gestione sul campo al trattamento delle entità extraterrestri coinvolte, fino alla strategia di contenimento mediatico.
In apertura, il documento ribadisce con forza la sua classificazione: “Top Secret/Majic Eyes Only”. Una frase in calce ammonisce:
“ATTENZIONE! Questo è un documento Top Secret Majic solo in visione contenente informazioni divise in sezioni e di essenziale importanza per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’accesso è severamente limitato al personale con autorizzazione Majic-12. La consultazione o l’uso da parte di personale non autorizzato è punibile secondo le leggi federali.”
La data di presunta stampa è il 12 aprile 1954.
Origini del Majestic 12 e obiettivi dell’operazione
Il manuale offre anche uno sguardo retrospettivo sulla nascita del Majestic 12, avviato il 24 settembre 1947 per ordine diretto del presidente Truman, su proposta di James V. Forrestal, Segretario della Difesa, e del dr. Vannevar Bush, figura chiave nella scienza e tecnologia americana del dopoguerra.

Viene sottolineata una certa confusione e apprensione all’interno del governo USA, che in quegli anni non poteva permettersi di ammettere una vulnerabilità così grave: la totale mancanza di controllo su ciò che attraversava il proprio spazio aereo.
Controllo dell’informazione e strategie di discredito
La segretezza operativa era, secondo il SOM 1.01, di vitale importanza. In caso di incidente UFO, veniva consigliata una strategia a tre livelli:
- Smentita ufficiale dell’evento
- Discredito e intimidazione dei testimoni oculari
- Diffusione di versioni false dei fatti
Un protocollo gelido e cinico, che mirava a preservare la narrativa ufficiale, indipendentemente dalla verità dei fatti.
Classificazione dei velivoli extraterrestri (UFOBs)
Nel Capitolo 2, Sezione 2, si trova una delle parti più affascinanti del documento: la classificazione degli UFO recuperati, chiamati nel testo UFOBs (termine introdotto per la prima volta da Edward J. Ruppelt, direttore del Progetto Blue Book).

Il SOM 1.01 suddivide i velivoli in quattro tipologie principali:
a) Discoidali o ellittici
Scafi metallici dal colore alluminio opaco, senza giunture visibili, con un diametro tra i 15 e i 90 metri. Possono avere oblò, luci esterne, carrelli retrattili e portelli sulla superficie inferiore. Le loro capacità di volo sono descritte come straordinarie e inspiegabili.
b) Sigariformi o cilindrici
Oggetti enormi, lunghi fino a 700 metri, con un diametro di circa 30 metri. Non operano nella bassa atmosfera e hanno prestazioni limitate (fino a 2500 km/h). La loro tecnologia appare meno avanzata di quella discoidale.
c) Ovoidali o circolari
Velivoli più piccoli (10-12 metri), spesso caratterizzati da una luce intensa nella parte inferiore. Il loro aspetto cambia in base all’angolo d’osservazione.
d) Triangolari o “a foglio”
Oggetti dall’aspetto ultra-tecnologico, dalle prestazioni sorprendenti. Spesso indicati come i più evoluti tra i velivoli osservati.
Entità Biologiche Extraterrestri (EBE)
Il termine EBE compare per la prima volta nel cosiddetto briefing Eisenhower, parte integrante del carteggio MJ-12. Si ritiene sia stato coniato dal dr. Detlev Bronk, eminente biofisico del dopoguerra.
Anche le entità aliene vengono suddivise in due categorie principali:
EBE Tipo 1
Essere umanoidi, simili agli asiatici, alti tra 1,50 e 1,60 m, dal corpo snello, senza peli, pelle giallastra, occhi a mandorla e mani con quattro dita senza pollice opponibile. Presentano muscolatura ben sviluppata, ma una costituzione generale molto leggera.
EBE Tipo 2
Più piccoli (tra 1 m e 1,20 m), glabri, con occhi neri molto grandi e testa allungata. Non hanno orecchie visibili, e il naso è ridotto a due fori. Hanno tre dita affusolate e membranate per mano. La loro struttura suggerisce una biologia non-mammifera.
La tecnologia aliena: materiali sconosciuti e indistruttibili
L’articolo 11 del manuale si concentra sulla tecnologia extraterrestre recuperata. Tra il 1947 e il 1953, il governo USA avrebbe raccolto numerosi frammenti di velivoli alieni caduti.
I materiali studiati risultano estremamente resistenti al calore, leggeri ma robustissimi, e totalmente sconosciuti alla scienza metallurgica dell’epoca.
Due elementi spiccano:
Strutture solide simili al legno compatto, leggere e incredibilmente resistenti, prive di fibre visibili.
Lastre metalliche simili a alluminio o magnesio, ma con proprietà uniche, più vicine a materiali plastici avanzati.
Anomalie nei crash e materiali non convenzionali
Uno degli elementi più sconcertanti emersi dai documenti rilasciati e dalle testimonianze di insider è la natura dei materiali recuperati da questi presunti velivoli non umani. Non si tratta semplicemente di leghe sconosciute, ma di strutture atomiche e nanotecnologiche che sfidano la scienza dei materiali come la conosciamo oggi.
Molti dei frammenti recuperati sono stati definiti “meta-materiali”, ovvero composti ingegnerizzati a livello molecolare per ottenere proprietà elettromagnetiche e meccaniche estremamente avanzate. Alcuni mostrano strutture isotopiche anomale, con rapporti tra isotopi che non corrispondono a nulla presente naturalmente sulla Terra. Questo dettaglio, più di altri, ha acceso l’interesse degli scienziati: alterare i rapporti isotopici richiede processi industriali estremamente sofisticati, potenzialmente fuori dalla portata anche delle nazioni più avanzate.
Le analisi condotte in laboratori militari e in centri di ricerca segreti, secondo fonti vicine al Dipartimento della Difesa, hanno evidenziato comportamenti elettromagnetici inusuali, capacità di memoria strutturale (in cui i materiali “ricordano” la loro forma originaria) e, in alcuni casi, reazioni imprevedibili all’esposizione a campi elettrici o magnetici.
Tecnologie recuperate e reverse engineering
La parte più controversa dell’intero programma sarebbe legata al tentativo di riutilizzare o replicare le tecnologie trovate. Secondo diverse fonti, compreso l’ex funzionario dell’intelligence David Grusch, i militari e le agenzie private avrebbero avviato programmi segreti di reverse engineering per cercare di comprendere il funzionamento di questi oggetti.
Questi progetti sarebbero gestiti da una combinazione di enti militari, contractor privati e laboratori scientifici ad altissima sicurezza, tra cui spiccano nomi come Lockheed Martin, Raytheon e Northrop Grumman. I ricercatori lavorerebbero in compartimenti stagni, con accesso limitato e sotto un livello di segretezza equivalente a quello delle armi nucleari.
Tra le tecnologie più ricorrenti descritte dalle fonti:
- Sistemi di propulsione non convenzionali, basati su antigravità o manipolazione del campo spazio-temporale.
- Sistemi di controllo mentale o neurale, che interagirebbero direttamente con l’intenzionalità del pilota.
- Materiali intelligenti in grado di adattarsi, trasformarsi o rigenerarsi.
- Dispositivi energetici capaci di generare potenza senza combustibile, potenzialmente basati su principi quantistici ancora non compresi.
Molti di questi studi sarebbero ancora in fase embrionale, altri avrebbero già portato a applicazioni concrete, anche se celate sotto progetti civili o militari classificati.
Civili e militari coinvolti nei recuperi
Il documento rilasciato tramite FOIA e le dichiarazioni successive indicano chiaramente che non solo militari ma anche civili hanno preso parte a queste operazioni. Scienziati, ingegneri aerospaziali, esperti di materiali avanzati e persino ex astronauti sarebbero stati chiamati a collaborare in team ristretti e compartimentati.
Molti dei crash non sarebbero stati “casuali”, ma il risultato di anomalie atmosferiche, interferenze elettromagnetiche o azioni deliberatamente intraprese da radar terrestri. In alcuni casi, si sarebbe trattato di veri e propri “abbattimenti tecnologici”, atti cioè a far precipitare questi oggetti per poterli recuperare e studiare. Un’ipotesi che apre scenari inquietanti su un possibile conflitto segreto in corso tra l’umanità e intelligenze non terrestri.
La componente biologica: esseri recuperati?
Se fino a qui i dettagli sono stati scientifici e tecnologici, il documento lascia intravedere un’altra dimensione, ancora più controversa: il recupero di esseri biologici. Viene fatto riferimento a “entità non umane” legate ai velivoli, il che potrebbe significare cadaveri, tessuti o forme di vita associate agli UAP.
Le descrizioni sono volutamente vaghe, ma la loro sola presenza in un documento FOIA fa tremare i polsi. Se confermato, ciò implicherebbe non solo il contatto diretto con altre forme di vita intelligente, ma anche l’occultamento sistematico della loro esistenza da parte di agenzie governative.
Un mosaico che prende forma
L’insieme delle informazioni – dalle analisi dei materiali, al reverse engineering, fino al recupero biologico – disegna uno scenario molto più avanzato di quanto si sia mai pubblicamente ammesso. Non si tratta più di avvistamenti casuali o luci nel cielo, ma di una interazione diretta e continua con una tecnologia non terrestre.
La rivelazione che la USS Jackson, una nave della Marina statunitense, sia stata coinvolta in operazioni di recupero è un dettaglio chiave. Questo lega un episodio recente e documentabile a una lunga serie di eventi gestiti sotto il velo della segretezza.
L’articolo del FOIA del 2023 rappresenta una svolta epocale nel modo in cui gli UAP vengono trattati dalle istituzioni. Non si parla più solo di speculazioni, ma di documenti ufficiali, testimonianze di alto livello e evidenze materiali.
Se davvero stiamo recuperando oggetti e tecnologie non umane da anni, allora la realtà è molto più complessa di quanto ci sia stato raccontato. E forse siamo solo all’inizio di una nuova era della conoscenza, in cui dovremo riscrivere tutto ciò che crediamo di sapere.
Di Universo7p



Non si tratta di essere complottista o paranoico o chissà quale altra forma, considerata dal “politically correct”, di degenerazione umana.
Ma se pubblicate un documento esplosivo come questo (SOM 1.01) e poi dopo un mese, ancora, non c’è modo di sapere se siete “vivi” (in senso buono) o no… Beh, una qualche domanda bisogna pur che me la ponga.
Già nel lontano 1996 o 1997 (non ricordo con precisione) l’epoca – per intenderci – dell’esplosività delle dichiarazioni del Col. Phil Corso, DURANTE (non è maiuscolo casualmente o per errore) un congresso tenutosi in quel di Pescara (zona conosciuta anche per il famoso caso “Amicizia”) e
denominato “Il Contatto”, a seguito di poco… “Amichevoli” “Contatti” telefonici tra la direzione del congresso e non meglio identificati soggetti presumibilmente dei cosiddetti “servizi”, furono impedite alcune relazioni congressuali programmate perché, evidentemente, a “quei signori” non andava giù che si parlasse liberamente in pubblico di certi argomenti.
Trovo parecchie similitudini (ma si sa, sono complottista, quindi…) tra queste due situazioni.
Potrebbe essere però, molto semplicemente, che vi siate presi delle meritate vacanze… Chissà