domenica, Febbraio 15, 2026
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Scoperta una mappa tridimensionale di 13.000 anni fa

L’ingegno Paleolitico: scoperta in Francia una mappa tridimensionale di 13.000 anni fa

I ricercatori hanno scoperto quella che potrebbe essere la più antica mappa tridimensionale del mondo, incisa su un megaclasto di arenaria quarzitica situato nel Bacino di Parigi. Lo studio è stato pubblicato sull’Oxford Journal of Archaeology.

Il riparo roccioso di Ségognole 3, noto dagli anni ’80 per le incisioni artistiche di due cavalli in stile tardo-paleolitico ai lati di una figurazione pubica femminile, si è rivelato contenere una rappresentazione miniaturizzata del paesaggio circostante.

Il dottor Anthony Milnes, della School of Physics, Chemistry and Earth Sciences dell’Università di Adelaide, ha partecipato alla ricerca guidata dal dottor Médard Thiry del Mines Paris—PSL Center of Geosciences.

Un approccio innovativo allo studio del sito

Le prime ricerche condotte dal dottor Thiry, dopo la sua visita iniziale al sito nel 2017, hanno stabilito che i popoli paleolitici avevano “modellato” la pietra arenaria per riflettere la forma femminile e avevano aperto fratture per consentire l’infiltrazione dell’acqua nella pietra, alimentando un deflusso alla base del triangolo pelvico.

Le nuove indagini suggeriscono che una parte del pavimento del riparo in arenaria, modellata e adattata circa 13.000 anni fa, rappresenti i flussi naturali d’acqua e le caratteristiche geomorfologiche della regione.

“Non si tratta di una mappa nel senso moderno —con distanze, direzioni e tempi di viaggio—ma di una miniatura tridimensionale che descrive il funzionamento di un paesaggio: il deflusso dalle alture verso torrenti e fiumi, la convergenza delle valli e la formazione a valle di laghi e paludi,” spiega il dottor Milnes.

Per le popolazioni paleolitiche, la direzione dei flussi d’acqua e il riconoscimento delle caratteristiche del paesaggio erano probabilmente più importanti rispetto a concetti moderni come distanza e tempo.

Scoperta una mappa tridimensionale di 13.000 anni fa

Un risultato eccezionale

La ricerca ha dimostrato che le modifiche umane al comportamento idraulico intorno al riparo si estendevano alla modellazione dei flussi d’acqua naturali nella regione. Questi risultati mettono in evidenza la capacità mentale, l’immaginazione e l’ingegnosità dei nostri lontani antenati.

Il dottor Thiry, grazie ai suoi studi approfonditi sulle origini della pietra arenaria di Fontainebleau, ha riconosciuto diverse caratteristiche morfologiche di piccola scala che non potevano essersi formate naturalmente, suggerendo interventi da parte degli esseri umani del Paleolitico.

“La nostra ricerca ha DImostra che gli uomini del Paleolitico scolpirono l’arenaria per promuovere percorsi specifici di infiltrazione e deflusso dell’acqua piovana, un aspetto mai riconosciuto prima dagli archeologi,” afferma Thiry.

Le strutture idrauliche—quelle della figurazione sessuale e della rappresentazione miniaturizzata del paesaggio—sono situate a due o tre metri di distanza l’una dall’altra, suggerendo una profonda concezione mitica legata all’acqua e alla natura, il cui significato resterà probabilmente inaccessibile a noi.

Scoperta una mappa tridimensionale di 13.000 anni fa

Collaborazione interdisciplinare

Nel loro ultimo studio, Milnes e Thiry hanno scoperto la presenza di una modellazione tridimensionale esaminando attentamente le caratteristiche geomorfologiche su scala ridotta. Prima di questa scoperta, la mappa tridimensionale più antica conosciuta era una grande lastra di roccia portatile incisa da popoli dell’Età del Bronzo circa 3.000 anni fa, che rappresentava una rete fluviale locale e tumuli terrestri per scopi di navigazione.

“Collaborare tra discipline come archeologia, geologia e geomorfologia è fondamentale per la scienza,” afferma il dottor Milnes.

Il dottor Thiry conclude sottolineando l’importanza di riconsiderare gli studi sul campo e di effettuare visite frequenti ai siti per ottenere nuove osservazioni e interpretazioni. “È chiaro che gli approfondimenti non emergono immediatamente, ma attraverso osservazioni successive e discussioni interdisciplinari.”

Questa scoperta unica offre una nuova comprensione delle capacità e dell’immaginazione degli uomini preistorici, ampliando la nostra prospettiva sulla loro connessione con il paesaggio naturale.

di Universo7p

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