GIZA, ORIONE: il disegno planetario serve ad informare l’umanità futura riguardo eventi dalle conseguenze catastrofiche?

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GIZA, ORIONE: il disegno planetario serve ad informare l’umanità futura riguardo eventi dalle conseguenze catastrofiche?

La ricerca sull’enigma di Giza ha conosciuto una svolta decisiva con l’intuizione fondamentale di Robert Bauval, secondo il quale le tre Piramidi di Khufu, Khafre e Menkaure rappresentano le tre stelle della Cintura d’Orione, così come il Nilo rappresenta la Via Lattea. Dovrò necessariamente dare per scontata la conoscenza dei dettagli della teoria di Bauval (sviluppata poi insieme a Graham Hancock); mi limito a puntualizzare l’aspetto saliente della correlazione stellare sostenuta da Bauval e Hancock: la perfetta corrispondenza fra cielo e terra si sarebbe verificata nel 10.500 a.C., all’inizio dell’età del Leone (rappresentato in terra dalla Sfinge), quando Orione si trovava al punto più basso del suo ciclo precessionale e dunque era al suo “primo tempo”. Inoltre, all’alba dell’equinozio di primavera negli anni intorno al 10.500 a.C., accadeva non solo che la Grande Sfinge fronteggiasse il sorgere del Sole nella costellazione del Leone, ma anche che la Cintura d’Orione culminasse al meridiano nel medesimo momento. Fu proprio questa configurazione celeste, così potente e suggestiva, a indurre Bauval e Hancock a identificare il Primo Tempo di Orione con il Primo Tempo degli dèi (Zep Tepi) che regnarono, secondo i miti, agli albori della civiltà egizia.

 

GIZA, ORIONE: il disegno planetario serve ad informare l’umanità futura riguardo eventi dalle conseguenze catastrofiche?

La corrispondenza fra cielo e terra

In verità è proprio su quest’ultimo aspetto che Bauval e Hancock cadono in errore. La perfetta corrispondenza fra cielo e terra si realizzò non nel 10.500 a.C., ma circa 1500 anni prima, intorno al 12.000 a.C. Per verificare questo dato bisogna predisporre due mappe: una mappa astronomica (centrata sulla regione celeste di Orione) ed una mappa geografica (limitata alla regione terrestre circostante Giza, vale a dire l’area della necropoli menfita); poi bisogna sovrapporre le due mappe, e questa è un’operazione geometricamente complessa su cui, per brevità di esposizione, sono costretto a sorvolare. Dirò semplicemente che, poste alcune premesse, è possibile sovrapporre le due mappe facendo coincidere Alnitak con la Piramide di Khufu e allineando il meridiano celeste con quello geografico. Ora, il risultato di questa operazione non è univoco, bensì varia in funzione dell’età a cui si riferisce la mappa astronomica, proprio perché l’aspetto dei cieli muta a causa della precessione degli equinozi. Infatti, mentre il meridiano geografico sulla mappa terrestre è fisso (e corrispondente agli assi delle Piramidi, che sono allineate con grande precisione ai punti cardinali), l’orientamento del meridiano celeste sulla mappa astronomica varia in funzione del ciclo precessionale. Cosa ne consegue? Se utilizziamo prima una mappa astronomica del 4500 a.C. (età presunta della Grande Piramide), poi una del 10.500 a.C. (Primo Tempo di Orione) e infine una del 12.000 a.C. e quindi andiamo a sovrapporle alla mappa geografica, si ottengono i risultati rappresentati nelle figg. 1, 2 e 3. Dal confronto di queste tre immagini si osserva come il firmamento appaia ruotare intorno ad Alnitak in senso antiorario andando indietro nel tempo: se nel primo caso (età presunta della Grande Piramide) la Cintura d’Orione appare notevolmente fuori asse rispetto alle Piramidi, nel secondo caso (Primo Tempo di Orione) lo scarto appare assai minore; tuttavia soltanto la mappa astronomica del 12.000 a.C. consente di realizzare la perfetta coincidenza fra l’asse della Cintura e quello delle tre Piramidi di Giza.

Il Primo Tempo di Sirio

Se l’ipotesi della correlazione stellare è valida, è semplicemente impensabile che Sirio — l’astro più importante per la civiltà egizia — non abbia parte alcuna nello schema; ma su quest’aspetto la teoria di Bauval e Hancock è piuttosto carente, poiché Sirio non vi riveste alcun ruolo. Dunque il problema a questo punto è di scoprire in che modo Sirio entri a far parte del gioco.

Torniamo ad esaminare la fig. 3, che rappresenta la sovrapposizione fra la mappa geografica di Giza e la mappa astronomica del 12.000 a.C., e focalizziamo l’attenzione sull’asse diagonale che va dall’angolo nord-est all’angolo sud-ovest del quadrato di base della Grande Piramide: questo asse, prolungato verso sud-ovest, passa vicino alle altre due Piramidi, mentre prolungato verso nord-est passa nei pressi di Sirio. Precisamente questa è la chiave del problema: il moto proprio di Sirio è rilevante, e ciò significa che la sua posizione rispetto agli altri astri muta significativamente nel tempo (più di un grado ogni 3000 anni). Ora, se andiamo a verificare qual era la posizione di Sirio nel 12.000 a.C., scopriamo che l’astro si trovava proprio sull’asse diagonale della Grande Piramide nella mappa sovrapposta (vedi figg. 4 e 5). È estremamente improbabile che una correlazione così precisa e simbolicamente pregnante possa essere soltanto frutto del caso, soprattutto se si tiene conto anche di quanto messo in luce da Bauval e Hancock sulla religione stellare degli antichi egizi. Ma c’è anche un altro elemento che fa propendere per l’intenzionalità di questo schema, ed è che la data del 12.000 a.C. è molto vicino al “primo tempo” di Sirio: più precisamente, circa 13.850 anni fa l’astro si trovava alla minima altezza sull’orizzonte nel suo ciclo precessionale. In altri termini, la data del 12.000 a.C. corrisponde al Primo Tempo di Sirio proprio come la data del 10.500 a.C. corrisponde al Primo Tempo di Orione.

L’alba di Horus

Vi è un ulteriore motivo che rende del tutto peculiare la data del 12.000 a.C.: Sirio, in quella remota età, era incrociato anche da un altro allineamento, quello costituito dalle stelle Rigel e Saiph, i “piedi” della figura celeste di Orione (vedi fig.6); ma non è tutto. Immaginiamo di trovarci a Giza, all’alba dell’equinozio di primavera, 14.000 anni fa. Volgiamo lo sguardo verso il cielo meridionale. In quel preciso momento, Sirio culmina al meridiano, ad un’altezza sull’orizzonte di circa 1,15°, mentre Rigel e Saiph si trovano alla sua destra e alla medesima altezza sull’orizzonte: l’allineamento Sirio-Rigel-Saiph è dunque parallelo all’orizzonte, in modo che la figura divina di Osiride (con cui Orione si identifica) appare diritta e sembra quasi camminare sulla linea dell’orizzonte, a fianco della consorte Iside (con la quale Sirio si identifica) proprio nel momento in cui essa attraversa il meridiano celeste.
Il possente simbolismo mitologico e astronomico include anche un altro, affascinante aspetto: il Primo Tempo di Sirio accadde giusto nel mezzo dell’era precessionale della Vergine (che va all’incirca da 15.050 a 12.900 anni fa); ma proprio come la stella Sirio, anche la costellazione della Vergine si identifica con la dea Iside. Pertanto un osservatore situato a Giza, all’alba dell’equinozio di primavera del 12.000 a.C., volgendosi a est avrebbe visto la Vergine celeste (associata a Iside) insieme al Sole sull’orizzonte, mentre volgendosi di 90° alla propria destra, verso sud, avrebbe visto Sirio (associata pure a Iside), alla culminazione, sfiorare anch’essa l’orizzonte; volgendosi ancora un poco destra, avrebbe visto Orione (associato a Osiride) “in piedi” sull’orizzonte, alla stessa altezza di Sirio. In questo momento, inoltre, l’asse della Cintura di Orione incontrava esattamente Sirio.
Ora, vorrei ricordare al lettore una formula rituale che veniva pronunciata durante il cerimoniale di sepoltura del faraone defunto, nel contesto di un rito che voleva evocare simbolicamente l’accoppiamento divino fra il defunto (assimilato a Osiride) e la stella Sirio (la dea Iside). Questo recita la formula in questione (formula 632 dei Testi delle Piramidi): “Tua sorella (moglie), Iside, viene a te traboccante d’amore. Tu l’hai posta sul tuo fallo e il tuo seme scaturisce in lei, lei essendo pronta come Sirio, e Horus-Sopd è venuto a te come Horus che è in Sirio”. Ebbene, se ipotizziamo che l’asse della Cintura di Orione simboleggi il fallo di Osiride e che Sirio simboleggi il grembo di Iside, l’intera configurazione celeste appena descritta sembra una evidente rappresentazione della fecondazione di Iside da parte di Osiride e della conseguente nascita di Horus-Sole, portato alla luce dalla Vergine celeste.

Il principio della correlazione stellare, postulato da Bauval, si può ragionevolmente ritenere dimostrato, in virtù dei fatti sopra esposti. Seminando numerosi indizi con maestria e sapienza, gli antichi progettisti ci hanno condotto a tracciare la mappa sovrapposta di Giza e Orione, ci hanno mostrato l’orologio stellare di Sirio puntato sulla data del 12.000 a.C., ci hanno rivelato la possente configurazione celeste che si verificava all’alba dell’equinozio di primavera di quella lontana età. Ma il principio della correlazione stellare non è stato altro che lo strumento con il quale definire il linguaggio della comunicazione e suggerire in quale direzione proseguire. A mio avviso il suggerimento è chiaro: sviluppare l’idea di sovrapporre l’una sull’altra la mappa celeste e quella terrestre, estendendo l’operazione alla superficie terrestre e alla volta celeste nella loro totalità.

Il disegno planetario

La mia idea era di rappresentare queste tre antiche sedi polari sul globo cielo-terra. Appena effettuata l’operazione, non mi ci volle molto per realizzare che la più “impossibile” delle correlazioni si manifestava di fronte ai miei occhi: le antiche sedi polari nell’emisfero nord (e ovviamente lo stesso accade nell’emisfero sud) si trovano tutte e tre molto vicine al circolo che rappresenta il cammino dei poli celesti (vedi fig. 7)! Lo scarto medio si aggira intorno a 2,83°, corrispondenti a poco più di 300 km, un valore troppo piccolo perché si possa pensare semplicemente ad una circostanza fortuita. Non solo: il cammino di Sirio passa non lontano da ben due di queste sedi, fornendo anche un’immagine visiva della migrazione che il Polo Nord compì dal Mare di Groenlandia alla Baia di Hudson. Avevo scoperto il “disegno planetario”: era con questo nome che decisi di chiamare lo schema di correlazione fra il globo cielo-terra e le dislocazioni della litosfera.

È significativo, a mio avviso, che esistano tre precise date in cui la coerenza del disegno planetario è perfetta (cioè avviene la coincidenza dei poli celesti e terrestri): queste date sono il 101.650 avanti presente (coincidenza intorno alla posizione 1), il 64.550 a.p. (coincidenza intorno alla posizione 2) e 29.500 a.p. (coincidenza intorno alla posizione 3), e tali date si trovano ciascuna nel mezzo delle ere geologiche scandite dagli slittamenti dei poli secondo la teoria di Hapgood. Ma il disegno planetario offre altro. Si prenda in esame la configurazione del sito di Giza, dove siano evidenziati gli assi principali: gli asse nord/sud e est/ovest, l’asse diagonale nord-est/sud-ovest (quello che incrocia Sirio nel 14.000 a.p., vedi ancora figg. 4 e 5), e infine l’asse della via rialzata che si diparte da una struttura in prossimità della base della Grande Piramide e si rivolge in direzione 15° circa a nord dell’est. Se verifichiamo sul globo cielo-terra le intersezioni di tali assi con il cammino di Sirio si scopre che:

  1. l’asse est/ovest interseca il cammino di Sirio intorno alla data dell’83.600 a.p.
  2. l’asse della via rialzata interseca il cammino di Sirio intorno alla data del 51.700 a.p.;
  3. l’asse diagonale (asse della Cintura) interseca il cammino di Sirio intorno alla data del 14.000 a.p. (che come già sappiamo corrisponde al Primo Tempo di Sirio).

Come si vede c’è una sorprendente concordanza con le date indicate da Hapgood per gli slittamenti dei poli (tenuto anche conto della relativa incertezza che grava sui dati geologici). Ora, ciò che vorrei sottolineare è questo: può darsi che la teoria di Hapgood sia, di per sé, sia errata; e che la teoria della correlazione stellare, espressa compiutamente nel globo cielo-terra, sia anch’essa, di per sé, errata. Ma è possibile che due teorie, del tutto indipendenti fra loro, forniscano elementi in sostanziale accordo fra loro, pur essendo entrambe sbagliate? Sì, certamente è possibile; ma tanto improbabile quanto il fatto che due bugiardi, che mai si siano conosciuti né incontrati, inventino due storie perfettamente coerenti l’una con l’altra.

Una rete geodetica mondiale

Vi sono altre, stupefacenti prove che avvalorano il disegno planetario. Poco fa ho rilevato come il cammino di Sirio rappresenti approssimativamente il “salto” compiuto dal Polo Nord dal Mare di Groenlandia alla Baia di Hudson. Seguendo il cammino di Sirio sul globo cielo-terra mi accorsi che passava nei pressi dell’antica Teotihuacan, in Messico. Incuriosito da questo fatto, volli verificare se ci fosse qualche rapporto fra il celeberrimo Viale dei Morti di Teotihuacan e le due antiche sedi polari: ebbene, l’asse del Viale dei Morti punta verso entrambe con ottima approssimazione; in altri termini, l’asse del Viale indica quella che fu la direzione nord/sud per quasi 60.000 anni, fino alla data del più recente slittamento polare (vedi fig. 8).
Spinto da questa straordinaria scoperta volli verificare se anche gli altri due “salti polari” avessero qualche obiettivo rilevante. Non mi ci volle molto per accertare che nientemeno la stessa Giza è l’obiettivo del primo salto polare, mentre Angkor in Cambogia lo è del terzo (vedi fig. 9). Gli errori sono compresi fra 1 e 2 gradi circa: troppo poco perché si possa pensare ad un caso.

Ma questi tre siti — Giza, Teotihuacan, Angkor — non sono che i capisaldi di una vera e propria rete geodetica mondiale, che si rivela non appena si esamini in dettaglio l’assetto della Terra nel passato. Portiamoci idealmente nell’era più remota, la Prima Era, che si sarebbe protratta da 120.000 a 75.000 anni fa circa, quando il Polo Nord si trovava nel Distretto dello Yukon; durante questo lungo periodo la latitudine di Giza, che oggi è 30° N, era 3,6° N: dunque Giza si trovava molto vicino all’equatore, un dato certamente previsto dallo schema. Tanto più che in prossimità di quell’antico circolo equatoriale si incontrano molti altri enigmatici siti del pianeta: Tiahuanaco, Machupicchu, Nazca, l’Isola di Pasqua, Angkor, la valle dell’Indo con Moenjo Daro e Harappa (vedi figg. 10 e 11). Perfino la posizione di Sirio nel globo cielo-terra è coerente con questo schema: infatti anche l’astro nella Prima Era si trovava nella stessa ristretta fascia equatoriale in cui si situavano i luoghi sopra citati.

Conclusioni

Altre correlazioni emergono dall’esame dell’assetto terrestre nella Seconda e Terza Era, ma già così abbiamo elementi a sufficienza per trarre alcune fondamentali conclusioni.A quale scopo fu concepito e realizzato il disegno planetario? A mio avviso la risposta è evidente. Gli individui che misero in atto il disegno planetario intendevano informare l’umanità futura riguardo eventi dalle conseguenze catastrofiche, che si sono verificati in passato e che certamente si verificheranno ancora in futuro: gli scorrimenti della litosfera. Probabilmente, fu proprio uno di tali eventi a causare la distruzione di quella civiltà antidiluviana di cui parlano numerosi miti in tutto il mondo.

 

 

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