Genesi: Ecco cosa racconta il libro etiopico di Enoch su Adamo ed Eva

Cosa dice il libro etiopico di Enoch su Adamo ed Eva?

Un interessante articolo su unoeditori scirtto da Mauro Biglino spiega il  significato concreto di quanto la Genesi narra nel capitolo 6.

Dopo la creazione di Adamo ed Eva (ADÁM e KHAWWÁH), la Genesi ci racconta le vicende della cacciata dal Paradiso terrestre (EDEN, EDIN: “casa dei giusti, casa dei guardiani”) e ci presenta la ricca e articolata genealogia dei discendenti della prima coppia, a partire dal figlio Set generato dopo la morte di Abele e la cacciata di Caino: Set, Enos, Chenan, Maalaleel, Iared, Enoc, Matusalemme, Lamec, Noè… e poi il diluvio.

Genesi: Ecco cosa racconta il libro etiopico di Enoch su Adamo ed Eva
Genesi: Ecco cosa racconta il libro etiopico di Enoch su Adamo ed Eva

Il testo non lo precisa, ma ci dice che, dopo aver generato altri figli e figlie, ADÁM muore all’età di 930 anni! Questa età non ci deve stupire, però, se continuiamo a mantenere valida l’ipotesi sulla cui base stiamo procedendo: essendo un prodotto diretto dell’innesto di materiale genetico da parte degli ANUNNAKI/ELOHÌM, possiamo provare a supporre che in lui – come in tutti i successivi patriarchi antidiluviani – ci fosse anche la caratteristica della longevità mutuata dai creatori.

Va detto che anche su questo elemento gli Elohìm intervengono e decidono di accorciare l’età dell’Adàm; la Bibbia Concordata (cfr. Gen 6,3) riporta la determinazione della divinità che dice: «Il mio spirito non contenderà per sempre con l’uomo, perché è carne; il suo tempo sarà di 120 anni».

E gli elohimannunaki scelsero le donne “ADAM”

Successivamente (Gen 6,1-8) si racconta che gli ADÁM (i terrestri) cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della Terra e che naturalmente ebbero anche delle figlie. Gli Annunaki-Elohim che erano scesi su questo pianeta per lavorare dovevano presumibilmente essere soprattutto maschi; le femmine di quella specie scarseggiavano.

Non ci è difficile immaginare che le esigenze naturali, e magari anche il desiderio di dare una nuova stabilità alla vita che ormai stava trascorrendo interamente su questo pianeta, devono avere destato l’attenzione di questi individui verso la metà femminile delle nuove creature.

Il termine tovòt (lBQ) viene normalmente tradotto con “belle” ma possiede anche il significato di “buone” inteso come “capaci, adatte” a stabilire dei rapporti di coppia, alla costituzione di famiglie: adatte insomma alla pratica di rapporti sessuali e alla conseguente riproduzione.

Si prosegue con la narrazione della rabbia e il dispiacere del “dio” che, nel vedere questo imbarbarimento, decide di cancellare l’umanità dalla faccia della terra.

Riportiamo per intero il brano tratto dalla Bibbia Concordata:

“Vide pertanto il Signore che la malvagità degli uomini sulla terra era grande e che le aspirazioni dei pensieri dei loro cuori erano volte di continuo al male e il Signore si pentì di avere fatto l’uomo sulla terra, se ne dolse nel suo cuore e disse: “Sterminerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato, dall’uomo fino agli animali domestici, fino ai rettili e fino agli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti”.

Nella nostra ipotesi:l’Elohìm (gli Elohìm) che ha formato l’uomo apparteneva a una razza di individui tecnologicamente molto progrediti, ma certo non dotati di onniscienza e onnipotenza.

L’Elohìm quindi che “si pente”, probabilmente, è l’ANUNNAKI di nome Enlil, colui che, tra i due figli del signore dell’impero (viene narrato anche di suo fratello Enki), poco amava la creatura terrestre… (per approfondire vedi articolo sul Diluvio Universale)

Gli apocrifi: “Il Libro etiopico di Enoch

Questa vicenda è narrata anche da uno dei più famosi testi apocrifi dell’Antico Testamento: “Il Libro etiopico di Enoch”.

Nella prima parte ci racconta della «caduta dei figli del cielo», i quali videro che le figlie degli uomini erano desiderabili e decisero di prenderle come compagne.

Erano duecento quelli che si accordarono in tal senso; il loro capo diretto, un certo Semjasa, sapeva che ciò che stavano per compiere avrebbe destato le ire dei signori dell’impero; temeva di essere considerato l’unico responsabile e di dover scontare da solo le prevedibili conseguenze di questa decisione.

I suoi compagni stabilirono allora di condividere la responsabilità: si trovarono sul monte Hermon – un massiccio montagnoso posto a sud-sud-est dell’Antilibano – e giurarono di non rinunciare al progetto e di condurlo a termine senza ripensamenti.

Iniziarono quindi a frequentare le terrestri, a trasmettere loro conoscenze pratiche come la coltivazione e la raccolta di vegetali, il loro utilizzo a fini terapeutici… Insegnarono insomma, dice il testo, i «segreti dei tempi dell’inizio».

Cominciarono così ad avere rapporti sessuali e ne nacquero dei “giganti”, che consumavano i prodotti degli uomini.

Avvertito di quanto stava avvenendo, l’Altissimo decide di sterminare l’umanità con un diluvio e fa avvertire il «figlio di Lamech» affinché si metta in salvo e con la sua discendenza garantisca la ripresa della vita sulla Terra.

Nella mitologia inca, si narra che il “dio” Viracocha (Enki o Enlil dei Sumeri?) distrusse i giganti con una grande inondazione e furono due persone a ripopolare la Terra…

Di Mauro Biglino.

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