DNA: uno scrigno di meraviglie dentro ciascuno di noi

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DNA: uno scrigno di meraviglie dentro ciascuno di noi

L’Iperuranio è quel mondo al di sopra della volta celeste dove, Platone racconta nel Fedro, risiedono le idee. Queste idee primordiali che stanno in un mondo atemporale e aspaziale sono quelle a partire dalle quali il demiurgo ha creato la materia e la vita.

L’uomo, a seconda di quanto è collegato con questo mondo, può essere più o meno selvaggio, più o meno illuminato. Il processo di apprendimento secondo Platone non è nient’altro che un processo di ricordo, reminescenza, che ci porta progressivamente a riprendere contatto con il mondo delle idee.

Negli anni ’30 Edgar Cayce, ribattezzato il profeta dormiente per le sue capacità visionarie durante il sonno, descrisse con precisione i registri akasici: dei luoghi fuori da spazio e tempo nei quali risiedono a livello energetico tutti i registri della natura, delle vite degli uomini, della materia.

Negli anni ’70 ricercatori russi e tedeschi, con ricerche indipendenti tra loro, cominciarono a scoprire che il DNA è molto più di un codice genetico dove un’alternanza ordinata di molecole conteneva le istruzioni per creare il nostro organismo. Pjotr Garjajev in Russia e Fritz Albert Popp in Germania iniziarono a studiare le proprietà elettromagnetiche e biofotoniche del DNA.

 

Garjajev iniziò a studiare le proprietà elettromagnetiche del DNA aprendo la strada a molti altri ricercatori, non ultimo il premio Nobel Luc Montagnier. Oggi questi studi stanno progressivamente portando a dimostrare proprietà inaspettate del DNA, forse anche quelle che portano alla telepatia e alle visioni.

Popp scoprì e pubblicò su Nature che il DNA emette fotoni, nacque così la biofotonia, tutt’oggi ampio campo di ricerca. Forse è un caso che di persone particolarmente serene o forti  si dica “ha una luce speciale“?

Queste immagini sono emblematiche: forse è solo un caso ma rappresentano bene la risonanza che c’è tra l’antica saggezza e la moderna scienza. Il simbolo della vita, il simbolo della medicina scelto dagli antichi sono due serpenti intorno ad un bastone, avviluppati a formare una doppia elica.

Il simbolo che la scienza oggi ha scelto come simbolo dell’uomo è il DNA, una doppia elica all’interno della quale sono custodite tutte le istruzioni dell’essere umano.

Adesso grazie a studi pionieristici come quelli di Garjajev e Popp la scienza accetta il fatto che la doppia elica del DNA è prima di tutto un solenoide: oggetto ben conosciuto in fisica. I legami degli atomi di idrogeno del DNA, ponti a idrogeno, creano un terzo filamento di DNA, di natura elettromagnetica che scorre lungo il solenoide. Basta fare una breve ricerca su internet per leggere come i solenoidi siano degli induttori elettromagnetici.

In un prossimo articolo entreremo nei dettagli degli studi di Garjajev e Popp, ora però vorrei solo proporvi delle suggestioni. E’ certo ormai che nel DNA si origino campi elettromagnetici e che questi interagiscono tra loro.Esattamente questo è quello che succede nel computer. Ma ancor di più: Alan Touring, genio dimenticato e padre del computer, teorizzò la così detta macchina di Touring, fondamentalmente un nastro infinito riscrivibile e leggibile nel quale potevano venir codificate tutte le informazioni e tutti gli algoritmi per processare la realtà ed elaborare delle risposte. È complesso come concetto ma basta leggerne un po’ per notare grosse somiglianze con le moderne descrizioni del DNA.

Bene e se il DNA, l’Iperuranio ed i registri Akasici fossero la stessa cosa?

Molte altre culture, come quelle sciamaniche, raccontano di viaggi in stato di trance all’interno di un mondo parallelo da dove potevano attingere a tutte le risposte, dove potevano comunicare in forma telepatica e viaggiare senza spostarsi col corpo.

Forse la radio e la televisione non ci permettono di vedere e sentire dalla distanza? Il DNA può fare lo stesso stando agli studi di Garjajev e colleghi successivi. Vedi a proposito Scoperta Russa: le parole e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA

A questo punto la domanda che viene da farsi è: come possiamo accedere a queste informazioni custodite nel nostro DNA?

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