Tim Gallaudet: un’intelligenza non umana si nasconde negli abissi
C’è qualcosa che si muove sotto la superficie degli oceani.
Qualcosa che sfugge alle nostre leggi fisiche, che scivola tra acqua e cielo senza resistenza, che osserva — forse da millenni — i nostri tentativi goffi di esplorare il mondo.
Ora, grazie alle dichiarazioni di un uomo di altissimo rango, questo mistero affiora in modo clamoroso: l’ex ammiraglio della Marina statunitense Tim Gallaudet sostiene che gli UAP (Fenomeni Anomali Non Identificati) potrebbero non provenire solo dallo spazio, ma dalle profondità marine.
“Le capacità fisiche di questi oggetti sono così avanzate che sfidano le leggi della fisica che conosciamo. Si muovono a velocità incredibili sott’acqua, compiono manovre impossibili e passano dall’acqua all’aria senza alcuna difficoltà.” – Tim Gallaudet
“Non possiamo più escludere che un’intelligenza non umana si nasconda negli oceani“, Una frase che pesa come un macigno su ogni certezza.
Chi è Tim Gallaudet e perché le sue parole pesano
Tim Gallaudet non è un semplice testimone.
È stato vice amministratore della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ed è considerato uno dei massimi esperti mondiali in materia di oceanografia militare. Secondo Gallaudet, le capacità osservate — come la transizione senza sforzo tra mare e cielo e le accelerazioni improvvise — sono incompatibili con qualsiasi tecnologia umana a noi nota.

Non si tratta di semplice fantascienza: rapporti ufficiali, testimonianze di piloti e documenti del Pentagono gettano nuova luce su una possibilità che, fino a pochi anni fa, sarebbe stata liquidata come assurda.
Tim Burchett e le Rivelazioni Sottomarine
Non è solo Gallaudet ad aver sollevato il velo su questi misteri: Tim Burchett, deputato degli Stati Uniti, ha recentemente parlato di incontri diretti con alti ufficiali militari che avrebbero riferito di avvistamenti di oggetti sottomarini che sembrano non appartenere alla nostra tecnologia. Durante una diretta TV, Burchett ha raccontato che uno di questi oggetti, descritto come enorme e dalle dimensioni impossibili, avrebbe compiuto movimenti subacquei mai visti prima, sfuggendo a ogni tentativo di cattura o identificazione da parte dei sistemi radar e sonar.
“C’è qualcosa là sotto. Non si tratta di qualcosa che conosciamo. Sospetto che questi oggetti possano provenire da una civiltà avanzata che vive negli abissi.” – Tim Burchett
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Il mistero degli oggetti Tic-Tac inizia negli anni 50
Qualcuno direbbe che Tutto ebbe inizio nel novembre 2004, quando un gruppo di piloti della USS Nimitz intercettò un oggetto misterioso, battezzato “Tic-Tac” per la sua forma bianca e oblunga.
L’oggetto, privo di ali, motori o sistemi di propulsione visibili, si muoveva a velocità impossibili, cambiava quota da 24.000 metri a livello del mare in meno di due secondi, e scompariva sott’acqua come se la superficie marina non opponesse alcuna resistenza.
Il Tic-Tac si immerse nell’oceano senza rallentare, confermando l’ipotesi che alcuni UAP possano operare indifferentemente nell’aria e sott’acqua. Da quell’episodio nacque la UAP Task Force, organo del Dipartimento della Difesa incaricato di indagare su questi fenomeni.
Li chiamavano USO
I primi a parlare di USO, anche se non con questo acronimo preciso, furono alcuni ufficiali navali e ricercatori indipendenti a partire dagli anni ’50 e ’60, quando iniziarono a emergere segnalazioni di oggetti misteriosi che si muovevano sott’acqua a velocità impossibili, senza emissione di rumore, né tracce convenzionali. A differenza degli UFO, gli USO non volano nel cielo, ma sfrecciano nei fondali marini o emergono dall’acqua per poi sparire nel cielo o viceversa.
Uno dei primi riferimenti noti è quello del caso Shag Harbour (Canada, 1967), dove testimoni – tra cui piloti e ufficiali di polizia – videro un oggetto immergersi nell’oceano. Le ricerche ufficiali non trovarono mai un relitto, ma emersero testimonianze secondo cui la Marina canadese e quella statunitense monitorarono “qualcosa” sott’acqua per giorni.
Negli anni ’70-’80, anche i sottomarini sovietici riportarono ripetutamente di aver individuato oggetti non identificati che si muovevano a velocità tra i 200 e i 400 nodi (ben oltre le capacità tecnologiche note), spesso nel Mar Baltico o nell’Oceano Artico. In quegli anni il KGB avviò una vera e propria raccolta dati sugli USO, tenuta segreta fino alla caduta dell’URSS.
Oggi gli USO sono oggetto di grande attenzione, specialmente dopo che la Marina degli Stati Uniti ha ammesso nel 2020 l’autenticità di alcuni video in cui oggetti misteriosi entrano nell’acqua senza onda d’urto, sfidando le leggi note della fisica.
C’è interesse anche tra gli scienziati: alcuni ipotizzano che gli oceani profondi siano il luogo ideale per nascondere tecnologie avanzate o persino basi extraterrestri, al riparo dallo sguardo umano e dai satelliti.
Le teorie: civiltà nascoste negli oceani
Una delle teorie più discusse è quella dell’ipotesi cripto-terrestre: esisterebbero antiche civiltà sconosciute che abitano le profondità marine da millenni, invisibili ai nostri radar e sonde. L’oceano copre oltre il 70% della superficie terrestre, e la maggior parte delle sue profondità resta ancora inesplorata. Basi sommerse, mezzi subacquei avanzati e capacità di manipolare l’acqua e l’aria potrebbero spiegare non solo gli avvistamenti, ma anche l’inafferrabilità di questi fenomeni.

Leggi anche: Ufficiale russo conferma la presenza di USO nei fondali Marini
Insomma, da forme di vita evolute nascoste negli oceani a visitatori interstellari stabilitisi sul nostro pianeta. Indipendentemente dalla loro origine, la presenza di tali entità potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione della scienza e dell’energia, ma anche rappresentare una potenziale minaccia.
Un Mare da Scoprire
Il mare profondo, con le sue immense profondità ancora in gran parte inesplorate, potrebbe nascondere segreti che sfidano ogni immaginazione. Se le affermazioni di Gallaudet e Burchett sono vere, l’umanità potrebbe trovarsi di fronte a una rivoluzione scientifica e culturale senza precedenti. Gli abissi, che finora abbiamo visto solo come una risorsa naturale o come il teatro di miti e leggende, potrebbero essere la chiave per comprendere chi davvero siamo e quale posto occupiamo nell’universo.
Le parole di Gallaudet e Burchett ci spingono a guardare oltre la superficie, non solo del mare, ma anche della nostra stessa conoscenza. Le verità che potrebbero emergere da queste indagini potrebbero cambiare il corso della storia umana per sempre.
di Universo7p



Potremmo dire di essere passati dagli UAP “Tic-Tac” agli U.S.O. “Tim-Tim”.
Battute a parte… Era ora!!
Sì, era ora, perché di Oggetti Sconosciuti Sottomarini, ne leggevo già negli anni ’70/’80 del secolo scorso.
Famelicamente aspettavo ogni mese l’uscita di riviste come (ad. es.) “Gli Arcani” (Edizioni Armenia – Milano) “Il Giornale dei Misteri” (allora… Corrado Tedeschi Editore – Firenze) “Notiziario UFO” (organo ufficiale del Centro Ufologico Nazionale) e ne facevo… scorpacciate, per così dire. Tutta roba ormai datata, chi le conosce??
E ne parlavo orgogliosamente con tutti, parenti, amici, compagni di classe, finanche semplici conoscenti, tenni anche una rubrica settimanale in una sconosciuta minuscola radio privata (gli stessi anni dell’epoca d’oro delle radio private).
Come si legge nel recentissimo “La C.I.A. come ci spia?” di Roberto Bartali (edizioni “Tralerighe”)
i miei interlocutori, invariabilmente, mi sballottavano dall'”effetto risatina” all'”effetto otto Martini” (vagli a spiegare che io bevo solo un po’ di vino a tavola…).
Adesso chi glielo va a dire che “certe cose” le stanno spifferando gente “al di sopra di ogni sospetto” e in contesti istituzionali??
Come mi piacerebbe che (almeno) qualcuno mi venisse a dire “ah… Ma sai che…. Forse… Un tempo… Avevi ragione tu!?!?.
Servirebbe, lo capisco bene, esclusivamente a soddisfare il mio ego. Quindi, lasciamo perdere… Che è meglio.
Cari saluti
Ciao Marco, certo che avevi ragione, evidentemente avevi amici poco attenti!
Solo una leggera correzzione-
Come abbiamo riportato nell’articolo- I primi a parlare di USO, anche se non con questo acronimo preciso, furono alcuni ufficiali navali e ricercatori indipendenti a partire dagli anni ’50 e ’60, quando iniziarono a emergere segnalazioni di oggetti misteriosi che si muovevano sott’acqua a velocità impossibili, senza emissione di rumore, né tracce convenzionali. L’ufficiale russo Vladimir Prikhodko diede molte testimonianze a riguardo su questi oggetti. Come ben sai, A differenza degli UFO, gli USO non volano nel cielo, ma sfrecciano nei fondali marini o emergono dall’acqua per poi sparire nel cielo o viceversa.
Uno dei primi riferimenti noti è quello del caso Shag Harbour (Canada, 1967), dove testimoni – tra cui piloti e ufficiali di polizia – videro un oggetto immergersi nell’oceano. Le ricerche ufficiali non trovarono mai un relitto, ma emersero testimonianze secondo cui la Marina canadese e quella statunitense monitorarono “qualcosa” sott’acqua per giorni.
Negli anni ’70-’80, anche i sottomarini sovietici riportarono ripetutamente di aver individuato oggetti non identificati che si muovevano a velocità tra i 200 e i 400 nodi (ben oltre le capacità tecnologiche note), spesso nel Mar Baltico o nell’Oceano Artico. In quegli anni il KGB avviò una vera e propria raccolta dati sugli USO, tenuta segreta fino alla caduta dell’URSS.
Oggi gli USO sono oggetto di grande attenzione, specialmente dopo che la Marina degli Stati Uniti ha ammesso nel 2020 l’autenticità di alcuni video in cui oggetti misteriosi entrano nell’acqua senza onda d’urto, sfidando le leggi note della fisica.
C’è interesse anche tra gli scienziati: alcuni ipotizzano che gli oceani profondi siano il luogo ideale per nascondere tecnologie avanzate o persino basi extraterrestri, al riparo dallo sguardo umano e dai satelliti.
In pratica, stanno tentando di fare una seconda diclosure dopo il fallimento della prima.
Sempre molto, ma molto grato per le Vs risposte ai miei commenti, fa davvero piacere… Grazie, alla prossima.
Saluti
Mauro
Ciao Mauro, piacere nostro averti qui con noi 🙂