Rudolf Steiner: Lo sviluppo della Terra e gli Abitanti di Atlantide

Rudolf Steiner: Lo sviluppo della Terra e gli Abitanti di Atlantide

Come molti sappiamo la Scienza ci ha insegnato come lo sviluppo della terra abbia percorso una strada che ci mette d’avanti molte domande sullo sviluppo di essa. Vorrei ora portarvi a questo punto seguendo un’altra direzione, così che possiate avere un’idea precisa
dell’esatta posizione di questo punto riguardo alla nostra Terra grazie a Rudolf Steiner ovvero il fondatore dell’antroposofia, dottrina di derivazione teosofica che concepisce la realtà universale come una manifestazione spirituale in continua evoluzione, che può essere osservata e compresa mediante l’osservazione animica” e che può essere studiata, assieme al mondo fisico, con un approccio  scientifico (mediante la cosiddetta “scienza dello spirito” o antroposofia).

Steiner ha espresso opinioni in vari campi, quali filosofia, sociologia, antropologia, economia e musicologia basandosi sulla sua “scienza dello spirito”. Oggi è noto prevalentemente per la pedagogia Waldorf, per una medicina alternativa (la medicina antroposofica), e per l’agricoltura biodinamica.

Steiner affermava di non rinnegare il metodo scientifico, che però riteneva infecondo perché materialista e di proporne una versione “più completa” (includente il mondo spirituale).

Rudolf Steiner: Lo sviluppo della Terra e gli Abitanti di Atlantide
Rudolf Steiner: Lo sviluppo della Terra e gli Abitanti di Atlantide

Andiamo ora indietro dall’immediato presente nel passato; andiamo dunque indietro dalla attuale forma della Terra, che tutti conoscete, ad una condizione passata. Perfino la scienza naturale sposta l’attenzione sulle grandi differenze tra l’aspetto attuale e quello passato della nostra Terra.
Tutto ciò, sia chiaro, è basato su ipotesi, ma possiamo rallegrarci che oggi in questo campo la scienza naturale incontri già, fino ad un certo punto, quella spirituale.

La scienza naturale dice: 
Foreste vergini enormi esistevano un tempo nelle regioni che ora noi abitiamo, il loro clima era come quello che ora troviamo nelle zone equatoriali e animali giganteschi vivevano in quelle foreste. Secondo i dettami della scienza naturale moderna la faccia della nostra Terra un tempo
presentava un aspetto del tutto diverso da quello di adesso.

L’era glaciale seguì il clima tropicale e precedette l’attuale era temperata. Ogni libro di geologia contiene questi fatti. Sto solo dicendovi questo per mostrarvi che la faccia della nostra Terra fu sottoposta a grandi trasformazioni nel corso di certe epoche di tempo e che ora presenta un aspetto del tutto diverso da quello del passato. Per quanto riguarda l’aspetto esterno della Terra, la scienza naturale che dispone solo delle associazioni
della capacità intellettuale, di apparecchiature, ecc., può solo guardare indietro a poche migliaia di
anni.

Le descrizioni del guardare indietro chiaroveggente relativamente al passato sviluppo della nostra Terra devono, comunque, differire da quelle della scienza naturale anche se, un giorno, una sorta di armonia verrà ristabilita tra scienza naturale e scienza spirituale. La scienza naturale sposta
l’attenzione su un fatto che un chiaroveggente può accertare senz’alcun dubbio, ossia che la faccia della nostra Terra non è solo cambiata riguardo alle piante, ma che continenti ed oceani un tempo esistevano in regioni della nostra Terra dove ora non esistono più. Huxley, per esempio, osservò che
un’intera parte della Gran Bretagna è stata sommersa dagli oceani già parecchie volte. Così la faccia
della nostra Terra sottostà costantemente ad una trasformazione. Nel volume 10 di “Kosmos” potete, per esempio, trovare un articolo del cosiddetto vecchio continente di Atlantide, in cui uno scienziato che adotta completamente il punto di vista della scienza naturale prova, attraverso la configurazione della flora e della fauna in Europa e in America, che l’attuale Oceano Atlantico deve esser stato, un tempo, un continente e che grandi zone dell’Africa devono, in quei tempi, esser state coperte dall’oceano. D’altra parte il continente di Atlantide esisteva, in Occidente, steso tra le attuali
Europa ed America.
Lo scienziato arriva solo a parlare della fauna e della flora di Atlantide, il che, ovviamente, è naturale. Se anche si potessero ritrovare resti degli antichi esseri umani che furono i nostri antenati (devono infatti esistere sul fondo dell’Oceano Atlantico), non è però possibile oggi esplorare il
fondo dell’oceano per una zona così estesa. Il chiaroveggente, comunque, può guardare indietro fino all’epoca di Atlantide ed egli sa che questo antico continente atlantideo, che Platone descrive, è esistito realmente. In breve, l’intera superficie ora coperta dall’Oceano Atlantico era un tempo
Atlantide e questo continente era abitato dai predecessori fisici dell’attuale razza umana.
Naturalmente essi avevano un aspetto piuttosto diverso da quello immaginato dalla moderna scienza naturale.

Non dovremmo però certo in alcun modo confrontarli con l’attuale specie delle scimmie; gli Atlantidi erano sia animicamente che fisicamente molto dissimili dagli uomini moderni, ma non erano scimmie. La specie delle scimmie non esisteva in quel tempo, infatti questa specie animale
sorse solamente molto più tardi; semplicemente avvenne che certe forme umane di quel tempo rimasero indietro nello stadio di sviluppo che era stato allora raggiunto, e successivamente degenerarono, affondando fino ad uno stadio inferiore. Il Darwinismo fa di conseguenza un grosso
errore che è, comunque, facile da scoprire. Se abbiamo di fronte a noi due uomini, uno ad uno stadio imperfetto di sviluppo e l’altro che ha applicato le proprie facoltà al fine di perfezionarsi, e se ci viene detto che questi due uomini sono parenti, non per questo noi diremo: ‘Essi sono parenti e,
di conseguenza, l’uomo più perfetto discende da quello meno perfetto’. E tuttavia il Darwinismo perviene a tale conclusione: Il perfetto e l’imperfetto stanno l’uno di fianco all’altro; uno si è sviluppato di più applicando le sue facoltà nel modo giusto, mentre l’altro le ha condotte in basso e
perciò è diventato decadente. Ecco come le scimmie, discendenti dagli esseri umani, stanno di fronte all’uomo. Una scimmia che comparisse di fronte ad un uomo, a quest’ultimo sembrerebbe una caricatura dell’uomo, non un uomo. Pertanto, al tempo di Atlantide, esisteva una razza umana
completamente diversa, che gradualmente si sviluppò fino ad uno stadio superiore. Ma certi esseri rimasero indietro nel loro sviluppo. E, poiché la stessa Terra fu sottoposta a cambiamenti, anche questi esseri non rimasero allo stesso livello, ma si abbassarono, degenerarono e divennero caricature dell’uomo: diventarono la specie delle scimmie. Sono quindi gli esseri inferiori degenerati, caduti in decadenza, da esseri più elevati.
Se osserviamo l’uomo Atlatideo stesso, ci sarà più chiara l’idea di come egli viveva se entriamo
nelle sue qualità animiche.
Tutto ciò che l’uomo moderno è in grado di fare – pensare logicamente, calcolare, ecc. – tutto questo sorse molto più tardi. La logica, la capacità di giudizio, ecc. erano sconosciuti all’Atlantideo.
Ma, d’altra parte, l’Atlantideo aveva una qualità dell’anima che è considerevolmente retrocessa ora,aveva cioè una quasi inconcepibile capacità di memoria. Pertanto non gli sarebbe riuscito di calcolare due-x-due uguale a quattro e neppure ripetere questo calcolo di nuovo tramite la capacità
intellettuale. Poteva però tenere a mente il risultato ottenuto moltiplicando due-x-due, ed era sempre in grado di ricordare questo risultato. Ciò è connesso ad una condizione fisica del tutto diversa che esisteva su quell’antico continente. Se volete farvi un’idea dello stato fisico di quel continente,
immaginate una vallata di montagna riempita di vapori acquei e di masse di nebbia. Per gli Atlantidei non c’era mai un’aria che fosse senza umidità. L’aria era sempre piena di acqua. Quando gli antichi Atlantidei giunsero in Europa, conservarono la memoria di questa condizione, perciò
chiamarono la terra dei loro avi: ‘Niflheim’ [che significa la terra delle nebbie, ndT].

Solo verso l’ultimo terzo dell’epoca atlantidea, gli uomini cominciarono a notare, ad accorgersi, di essere degli Io. La predisposizione a ciò esisteva infatti da tempo e anche una certa sensibilità verso l’Io. Ma solo durante l’ultimo terzo dell’epoca atlantidea impararono a dire chiaramente: ‘Io sono un Io’. Ciò è strettamente collegato alla relazione del corpo eterico col corpo fisico. Se osservate questi due corpi, noterete che più o meno essi coincidono, ma il corpo eterico sporge leggermente oltre il corpo fisico.

Ora, tra le sopracciglia c’è un punto che costituisce un centro per certe forze e correnti del corpo eterico. Ad esso corrisponde un punto ben definito nel cervello fisico. Questi due punti devono allinearsi e da ciò dipende la capacità di essere in grado di sperimentarsi come un Io; dal che
deriva anche la capacità di riuscire a calcolare, a collegare, ecc. Nel caso degli idioti, per esempio, non si verifica il contatto di questi punti nel capo e pertanto essi non si allineano. Nel momento in cui si scompaginano, la capacità umana del giudizio non funziona più in modo appropriato.
Nell’Atlantideo era ancora la norma che questi due punti fossero scollegati. Così è ancor oggi per gli animali; quando guardate la testa di un cavallo trovate entrambi questi punti ancora lontani l’uno dall’altro. Nell’Atlantideo la testa eterica era sporgente e quella fisica aveva una fronte rientrante.
Per tali motivi, gli Atlantidei avevano però qualcosa che l’uomo ha perso quando il corpo eterico e il corpo fisico sono venuti a coincidere. Egli possedeva ancora una ottusa chiaroveggenza, mentre era davvero, per esempio, incapace di contare fino a cinque. Tutti i suoi giudizi erano basati
sulla sua capacità di ricordare tempi anche incredibilmente distanti.

E quella vecchia chiaroveggenza appariva come un incremento della nostra attuale vita di sogno. Provate ad immaginare il massimo ampliamento pensabile di questa vita di sogno: questo vi porterebbe alla capacità concettuale, all’antica, ottusa, sognante chiaroveggenza dell’Atlantideo. Quando
l’Atlantideo camminava sulla terra, riusciva infatti a vedere gli esseri umani nei loro involucri fisici più o meno come noi li vediamo oggi, ma questa percezione aveva in un certo modo un alcunché di annebbiato; e però vedeva anche qualcosa d’altro. Quando voi oggi incontrate qualcuno, non vedete
nulla di particolare del suo essere interiore, ma solo ciò che i suoi tratti vi rivelano: un’espressione malinconica vi dirà che egli è triste e vi permetterà di indovinare qualcosa del suo stato mentale.
Quando, però, un Atlantideo incontrava un uomo che aveva cattive intenzioni verso di lui sorgeva davanti a lui una visione di color rossiccio sul marrone, e, se la persona lo amava, lui vedeva una visione di color rosso bluastro. Un certo tipo di visione a colori si armonizzava con lo stato animico
dell’altra persona; egli vedeva ancora qualcosa di ciò che aveva luogo nell’interiorità dell’uomo. Un Atlantideo in cammino, che vedeva uno spaventoso colore rosso-bruno comparirgli davanti, correva via subito, perchè sapeva: ‘Si sta avvicinando (anche se forse era ancora lontano un miglio) una
bestia pericolosa che mi vuol divorare’.

L’antica chiaroveggenza atlantidea aveva perfino un fondamento fisico. Infatti l’uomo considerava solo i suoi stretti consanguinei come appartenenti a lui, ma in misura molto maggiore di quanto avvenne in seguito; esistevano solo piccole comunità che non andavano oltre la cerchia
famigliare. Era della massima importanza sposarsi solo all’interno della ristretta cerchia famigliare.
Questi matrimoni tra stretti consanguinei producevano una mescolanza di sangue che favoriva la predisposizione del corpo eterico a ricevere le influenze spirituali. Se l’Atlantideo avesse tentato di sposarsi fuori della propria cerchia famigliare, avrebbe soppresso la sua facoltà di chiaroveggenza; parlando in senso astrale, sarebbe diventato un idiota. Era una legge morale, etica, rimanere all’interno dei legami di sangue della propria famiglia. Prima che l’Atlantideo fosse in grado di avere una giusta esperienza del proprio Io singolo, egli diceva: ‘quello sono Io’ riferendosi all’intera sua fratellanza di sangue. Considerava se stesso come una parte dell’intera fratellanza di sangue,
proprio come un dito è parte della mano. Ma c’è ancora qualcos’altro basato su questo fatto. L’Atlantideo riusciva non solo a ricordare quanto lui stesso aveva vissuto, ma anche quanto avevano vissuto suo padre, suo nonno, ecc. andando giù giù nella linea delle generazioni, fino al
fondatore della sua famiglia. Qualunque cosa che da là proveniva veniva sperimentata come una
unità. Questo vi può indicare quanto fosse sviluppata la memoria degli Atlantidei. Ogni cosa si basava sulla memoria. In seguito ascolteremo come l’uomo perse questa potente memoria trasgredendo il principio dei matrimoni tra consanguinei.
Un’anima Atlantidea richiedeva necessariamente una natura fisica e un ambiente completamente diversi da oggi, come quello descritto, per esempio, nel vecchio ‘Niflheim’ ricordato dagli antichi popoli germanici. Saghe e miti non sono in alcun modo basati su cosiddette fantasie popolari o
invenzioni poetiche. Da dove provengono tali saghe lo potete ora vedere. Gli Atlantidei possedevano ancora una antica, ottusa chiaroveggenza; gli eventi, che furono più tardi riferiti e che così si preservarono, anche se, frequentemente, in forma distorta, nelle saghe e nei miti delle varie
nazioni, avvennero davvero.
La migrazione degli Atlantidei verso l’Est è stata preservata in modo splendido in un ciclo di saghe europee. L’uomo non poteva dire ‘Io’ alla sua personalità individuale, quando ancora egli viveva nell’antico continente atlantideo. Di conseguenza, non vi era neppure alcun egoismo, che più
tardi costituì il fondamento della vita sociale. All’Atlantideo apparteneva ancora tutto ciò che l’intero gruppo dei consanguinei possedeva ed egli sentiva di essere un membro di questo gruppo di consanguinei. Poi venne la migrazione verso l’Est. La consapevolezza dell’Io dell’uomo penetrò
sempre di più e, con essa, la brama del Sé2
. Prima, l’uomo viveva nel mondo esterno molto di più che all’interno del proprio essere; la Natura gli apparteneva ancora. Come dentro la Natura, come se ne fosse parte, l’uomo si sentiva. Ora, con l’acquisizione della consapevolezza dell’Io, il mondo intorno a lui divenne sempre più stretto, sempre più egli si separò dal suo ambiente e sempre più potente emerse l’Io. Questo fu contemporaneamente collegato ad un processo della Natura. Quando il vecchio Atlantideo guardava su nel cielo, non poteva vedere il sole così come noi lo vediamo oggi; spesse masse di nebbia riempivano l’aria. Quando egli guardava il sole e la luna, vedeva un immenso cerchio che aveva i colori dell’arcobaleno. Poi venne il tempo in cui l’Atlantideo vide il
sole e la luna proprio come erano. C’era però un fenomeno che era ancora sconosciuto all’Atlantideo: si trattava dell’arcobaleno stesso. Solo quando le acque di Atlantide cominciarono ad abbandonare l’aria, quando si verificò un alternarsi di pioggia e di sole come avviene oggi, allora
l’uomo conobbe la realtà dell’arcobaleno. Nell’atmosfera piena di umidità dell’antica Atlantide non c’era nessun arcobaleno. Ricordatevi ora che l’antico diluvio atlantideo aveva liberato grandi estensioni di terra; questo liberarsi di grandi terre è stato preservato in modo poderoso in molte
saghe e particolarmente nella Bibbia. Pensate alla profonda verità che è contenuta nelle parole della Bibbia: ‘E quando le acque si ritirarono, Noè vide l’arcobaleno’. Solo quando l’atmosfera divenne
libera dalle nebbie e dalle foschie di Atlantide, il sole poté apparire all’uomo nella sua forma attuale. Questo processo andò in parallelo col restringimento, col ricongiungimento dell’uomo al il suo proprio Sé, alla sua Egoità. Per ragioni che hanno un profondo significato, la luce che scorre
attraverso lo spazio viene definita, nella saggezza spirituale, come un oro eterico, e come oro viene
vista la luce condensata del sole.

Gli antichi Atlantidei sapevano dai loro maestri che c’è una connessione tra la luce del sole e l’oro e questa era l’immagine che essi ricevevano: ‘La luce del Sole, l’oro del sole, viene fuori! Essa vi avvolge con un anello che libera il Sé, e che porta come
conseguenza che non vi sentite più parte integrante della Natura’.

Tra gli Atlantidei il Sé era ancora disperso entro nuvole di foschia; ora, però, esso cominciava a circondare l’uomo come un anello.
Le foschie di Atlantide lasciarono l’atmosfera, vennero compresse verso il basso e, nell’Occidente, apparvero come fiumi. Per i discendenti degli Atlantidei il Reno stesso non è altro che una massa di foschia discesa dall’aria e che scorre ora all’ingiù. Nel Reno essi percepiscono le masse d’acqua ancora permeate di luce; nel Reno essi sentono la presenza dell’oro del sole, che esercitava un’influenza pura e disinteressata sugli abitanti dell’antica Atlantide. Questo era per lui l’oro dei Nibelunghi nel Reno e nemico era per lui chi lottava per entrarne in possesso.
Non del tutto conscio di questo potente, insuperabile fatto, ma sicuramente ispirato, fu Richard Wagner, che descrive questo in forma musicale. Ricordate il Prologo dell’ “Oro del Reno”: che cosa è quel potente tema d’organo in Mi-bemolle se non il punto della caduta dell’Io nell’umanità? Ma,
proprio come così poco la pianta conosce le leggi secondo le quali essa cresce, altrettanto poco al poeta serve il sapere. Così dobbiamo pensare all’artista creativo come a chi è ispirato da forze che stanno dietro a lui. Qui un artista notevole ha sentito ciò che deve essere di nuovo incorporato
nell’umanità. Vediamo dunque come avviene che, anche nell’arte, lo stesso spirito che si trova a fondamento della scienza spirituale scorra entro la cultura. Possiamo vederlo scorrere in essa da due direzioni. Così si deve considerare la vita come una totalità.
Abbiamo tracciato l’evoluzione umana fino al tempo di Atlantide. Consideriamo ora ancora
alcuni dettagli. A quel tempo non si costruivano case come quelle oggi esistenti, perché si poteva utilizzare in maggior misura di oggi ciò che è disponibile nella Natura stessa. Masse di rocce, che l’uomo aveva spostato con l’aiuto degli alberi che si trovavano lì, venivano messe insieme, in modo
che tali case fatte in modo naturale erano le abitazioni degli uomini. Quanto più indietro andiamo, tanto più troviamo che l’uomo possedeva chiaroveggenza e capacità di immaginazione. In una forma visionaria, in immagini che sorgevano davanti alla sua anima, egli poteva vedere i sentimenti di coloro che vivevano intorno a loro. Nella prima epoca atlantidea anche la volontà umana presentava un aspetto del tutto diverso. Oggi potete tendere il dito della vostra mano secondo il vostro volere; si tratta di qualcosa che dipende dalla forza attuale del pensiero. Ma nella prima
epoca atlantidea il corpo era ancora una massa molto più elastica.

L’Atlantideo non solo poteva distendere il suo dito, ma poteva perfino renderlo più lungo o più corto; poteva facilmente far
crescere la mano. Se aveva una pianta che era piccola, poteva farla crescere di più, tramite uno sforzo della sua volontà. Aveva a disposizione un qualche tipo di magia. Aveva anche una strana connessione col mondo animale: percepiva ancora qualcosa che più tardi non poté più esser
percepito.

Col suo sguardo poteva esercitava un potere di fascinazione sugli animali. Se andiamo ancora più indietro, raggiungiamo un’epoca in cui anche Atlantide non esisteva; in cui la gente viveva su un continente che viene chiamato ‘Lemuria’. A sud dell’attuale Asia si
estendeva questo continente fino all’Africa e all’Australia; lo abitavano i nostri antenati quando erano Lemuriani. Il loro corpo era di gran lunga più soffice di quello degli Atlantidei e la volontà in loro era molto più potente che non negli Atlantidei. Ma il terreno sotto i loro piedi era davvero piùinsicuro: eruzioni di fuoco, potenze vulcaniche spuntavano continuamente.

Una terra del fuoco era questa antica Lemuria. Se andiamo ancora più indietro, raggiungiamo un tempo in cui il sistema osseo cominciò a svilupparsi da una massa senza ossa. Arriviamo allora al tempo in cui la terra non aveva ancora sviluppato l’attuale regno minerale; tutto ciò che ora è dentro le montagne lo abbiamo come in un continuo stato di flusso e riflusso. Quanto più indietro andiamo nell’evoluzione della terra, tanto maggior è il grado di calore che incontriamo. Arriviamo così ad un’epoca in cui le forme che ora costituiscono la nostra solida terra

erano allo stato liquido, come oggi il mercurio o il piombo che vengono fusi ad una forte temperatura. Lo stato solido si sviluppa soltanto in Lemuria. Sempre più spesse crescono le masse di foschia. Non si trattava più di un mare di nebbia, ma di uno spesso oceano bollente di vapore
acqueo, in cui erano disciolte tutte le sostanze possibili che in esso ruotavano. In ogni caso, in certe parti di questo vapore acqueo era già presente la possibilità di vivere per il precursore dell’uomo; solo che gli esseri, allora, erano fatti in modo del tutto diverso. Veniamo dunque ad un tempo in cui
l’uomo viveva come in una specie di oceano primordiale, in un caldo elemento di acqua e di fuoco. Il centro della terra era avviluppato da una specie di oceano primordiale, in cui era contenuto tutto ciò che si sviluppò in seguito. Questo dunque era l’aspetto della Terra, immediatamente dopo che la
Luna si era staccata ed era diventata a sé stante. Siamo riusciti ora a gettare uno sguardo sullo sviluppo avvenuto nel tempo in cui, per primo, il
Sole si staccò dalla Terra e dalla Luna; e poi la Luna stessa si staccò dalla Terra, lasciandola nelle condizioni che io vi ho descritto.
Domani considereremo ancora una volta questo processo che proprio ora ho posto davanti a voi nei due aspetti, e considereremo anche lo sviluppo successivo dell’uomo e della terra, arrivando fino al nostro tempo.

A cura della Redazione universo7p.it

di  Maria Vittoria Serpini

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