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La Nasa in un annuncio fatto il 13.04.2017 suggerisce che su Encelado uno dei satelliti naturali di Saturno,  le condizioni sono potenzialmente favorevoli per ospitare la vita. La conferma arriva grazie ai dati raccolti dalla sonda Cassini, che ha rilevato idrogeno molecolare legato ad attività idrotermali.

Nell’oceano al di sotto dei ghiacci di Encelado, potrebbero esserci le condizioni favorevoli per ospitare la vita. Sono infatti stati individuati ‘indizi’ compatibili con la sua presenza, nello specifico idrogeno molecolare legato ad attività idrotermali, che conferma processi osservati solo sul nostro pianeta.

Encelado

Lo storico annuncio della NASA giunge a poco meno di un paio di mesi dalla conferenza stampa che ha fatto conoscere al mondo intero il Sistema Trappist-1, con i suoi tre pianeti nella cosiddetta fascia abitabile. Anche per la nuova eccezionale scoperta è stata programmata una conferenza con gli esperti, che si è tenuta presso l’Auditorium James Webb del quartier generale della NASA a Washington. Ad accompagnarla un articolo scientifico sulla prestigiosa rivista Science, curato dal team del professor Hunter Waite del Southwest Research Institute, che ha coordinato la ricerca.

Encelado

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I dati che ci da questa possibile esistenza della vita aliena sono stati raccolti dalla sonda Cassini, durante un sorvolo ravvicinato effettuato il 28 ottobre 2015 ad appena 49 chilometri di altezza dalla superficie, a una velocità di 8,5 km al secondo. Per circa un minuto lo spettrometro di massa della sonda ha raccolto i dati provenienti dai getti (geyser) della calotta australe, confermando la presenza dell’attività idrotermale. Le condizioni rilevate sarebbero analoghe a quelle che permettono la vita a microorganismi nei fondali marini più profondi sulla Terra. Durante la conferenza stampa la NASA ha indicato che getti simili sono stati osservati anche su Europa, una luna di Giove, ma saranno necessari ulteriori approfondimenti.


La sonda Cassini in queste settimane è impegnata nel cosiddetto “Gran Finale”, una serie di arditi passaggi tra Saturno e l’anello interno al fine di raccogliere più dati possibili, prima dello schianto nell’atmosfera del gigante gassoso, che avverrà nel mese di settembre. Prima di disintegrarsi, tuttavia, la sonda darà un’ultima occhiata al satellite Titano, il più grande satellite naturale di Saturno e anch’esso ritenuto papabile per ospitare la vita. Del resto, gli scienziati della NASA hanno deciso di non far schiantare la sonda Cassini su queste lune proprio per evitare contaminazioni della potenziale presenza biologica.